La pesca a Venezia

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La pesca a Venezia ha radici profonde che risalgono a migliaia di anni fa, influenzando non solo l’economia ma anche la cultura della laguna veneziana.

La laguna di venezia si è formata nel VII secolo a. C da un precedente ambiente fluvio-palustre e qui da sempre ci furono insediamenti umani vista la ricchezza di risorse che favorivano la caccia e la pesca. In età pre-romana la civiltà era ben radicata con zone con popolazioni dedite alla pesca, alla produzione del sale, ai trasporti marittimi e alle attività commerciali.

Tuttavia Venezia si presentava, allora, come un’insieme di piccoli insediamenti ancora molto eterogeneo, mentre molta importanza assumono alcuni centri limitrofi come Torcello o Metamautico (l’attuale isola di Malamocco).
Nel 452 questi piccoli insediamenti già si sostenevano con la pesca e lo sfruttamento delle saline.

Furono create anche le Valli da Pesca, si tratta di una pratica antica iniziata nella laguna intorno al XI secolo: si intende come aree della laguna di Venezia delimitate da argini e recinzioni dove si pratica la “Vallicoltura” cioè un genere di itticoltura estensiva. Le Valli potevano assicurare una certa autosufficienza in caso di crisi. Tutt’oggi è una tecnica tramandata da generazione in generazione. Un equilibrio tra la terra emersa e l’acqua, sui cui fondali si potevano e si possono trovare Orate, Branzini e Cefali.

Ne esistono di vari tipi come ad esempio la Pesca della Seppia che si svolge due volte all’anno marzo-maggio e luglio-settembre, in questo periodo provengono dal Mare Adriatico per riprodursi e deporre le uova, dalla barca si attira la seppia con una semplice lenza e piombo chiamata in dialetto “Togna”. Una volta raccolte si usano per un piatto tipico veneziano chiamato proprio “Pasta al nero di Seppia” con il suo caratteristico colore nero che è dato appunto dalla sacca di “inchiostro” interna del mollusco cefalopode .

Un’ altro tipo di pesca è quella delle Vongole, in passato veniva effettuata usando un imbarcazione detto in dialetto “Purasara”, l’arnese per estrarle veniva chiamato “Porazzara” questo strumento era utilizzato come un’enorme cucchiaio per raccogliere l’arena del fondo marino.

Nel periodo estivo ancora oggi è possibile vedere nella laguna di Venezia lunghe secche di terra-palude che compaiono solo con la bassa marea, i pescatori con le loro barche raggiungono queste isole e attrezzati con stivali e guanti pescano le vongole frugando e girando il fondale della laguna.

La stagionalità del pesce deriva soprattutto dai cicli vitali di ciascuna specie e alla volontà di non commercializzare il pesce prima che abbia compiuto almeno un ciclo riproduttivo. La pesca artigianale in mare e in laguna è tutt’ora ampiamente praticata, frutto di una tradizione millenaria e della profonda conoscenza delle zone umide. I veneziani svolgono così il delicatissimo compito di svolgere un’autentico presidio di queste aree.

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